SILENZIO
Super presenta Silenzio, installazione sonora dedicata al 50° anniversario della strage di Piazza della Loggia a Brescia.
Evento organizzato in collaborazione con Assemblea Antifascista Bresciana
Super presenta Silenzio, installazione sonora dedicata al 50° anniversario della strage di Piazza della Loggia a Brescia.
Evento organizzato in collaborazione con Assemblea Antifascista Bresciana
/im·mà·gi·ne/
sostantivo femminile
La forma esteriore degli oggetti corporei in quanto percepibile attraverso il senso della vista.
/gió-va-ne/
aggettivo singolare
Colui o colei che è nell’età della vita successiva alla puerizia e antecedente alla maturità.
Artisti e accademici – da Fontana con i suoi tagli nelle tele alla lettura della cornice come specchio, finestra o porta che troviamo in Pinotti – si sono interrogati su come le immagini possano essere attraversate. Su come si possa disvelare ciò che non viene mostrato, dichiarato e raccontato.
Non essendoci risposte univoche, non ci resta che ripercorrere le ombre dei grandi pensatori della nostra epoca e tornare al processo come elemento costitutivo dell’atto artistico. Forse perché solo attraverso la rottura dell’immagine come elemento statico e finito si può disvelare l’universo che la compone.
E così abbiamo fatto. Grazie all’idea di realizzare alcuni scatti che raffigurano giovani che interagiscono con alcuni luoghi simbolo della città di Brescia, sono stati coinvolti quasi cinquanta ragazzi tra fotografi, modelli e direttori artistici che dessero voce alla bellezza e alla vita cittadina.
Successivamente, rendendosi conto della comunità che si era delineata intorno a questo progetto anche alla luce del tempo in cui viviamo caratterizzato dalla distanza sociale e individualismo che tende a separare e disperdere piuttosto che unire e generare, ci si è concentrati sulla possibilità di rendere installativamente un segmento del processo che desse voce e questa communitas spontanea che si era creata.
Scegliendo di dare voce a un tema così ampio come quello della giovinezza, ci siamo concentrati sul suo essere un periodo di passaggio che separa l’infanzia dall’età adulta. Ci si è interrogati sul significato profondo e sulla dicotomia tra l’immagine come elemento cristallizzato e la realtà che è celata, fugace e fragile che questa fase della vita rappresenta, passando così da una dimensione locale a una universale.
Nell’ambito di una ricerca svolta dal Gruppo Le Imprenditrici di Confindustria Brescia sulle tematiche «Imprenditrice/imprenditore attore del cambiamento e immagine sociale dell’imprenditrice/imprenditore», è nata l’idea di raccontarne i risultati tramite la realizzazione di un percorso “immersivo” espositivo in cui lo spettatore verrà catturato da luci, suoni, immagini e testimonianze. L’ obiettivo dell’Installazione è quello di portare a riflettere sulla figura imprenditoriale nella nostra società e sulla differenza tra il percepito e sedimentato culturale e i dati della realtà nella loro concretezza.
L’udito può fondersi con il tatto, così come nella vita esiste una continuità tra il sé ed il mondo esterno. Tuttavia queste continuità si manifestano solo a dimensioni imperscrutabili. La nostra opera vuole indagare queste relazioni, portando il fruitore a riflettere su di sé e sulla sua immagine nel mondo, attraverso meccaniche meravigliose.
Parallel apre lo sguardo sulla sfera della consapevolezza del sé tramite la relazione con l’alterità, sfruttando meccaniche che coinvolgono vista, tatto e udito.
Attraverso l’interazione con un aspetto impalpabile della realtà (il campo elettromagnetico) viene riconosciuta l’intenzione del conoscitore di interagire con l’immagine riflessa di sé. Dal desiderio di esplorare il proprio riflesso scaturiscono stimoli tattili ed acustici: un intreccio di fenomeni paralleli che sorprendentemente riescono ad incontrarsi, quasi a sottolineare la natura non euclidea del nostro universo.
Nell’anno di Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023 vogliamo creare occasioni di incontro per parlare di salute mentale, inclusione, rispetto e tutela dei diritti. Marco Cavallo sarà con noi, simbolo della liberazione dai manicomi e delle umanità nascosta.
CHI È MARCO CAVALLO?
Marco Cavallo è una macchina teatrale di legno e cartapesta, dal colore azzurro: un’opera collettiva realizzata nel 1973 dentro il manicomio di Trieste, di cui era direttore Franco Basaglia. S’ispira a un cavallo in carne ed ossa, adibito al trasporto della biancheria nell’ospedale psichiatrico, che fu salvato dal macello. Divenne il simbolo della volontà di liberare i malati di mente da una psichiatria antiquata, fondata sulla reclusione, contro la quale Basaglia si batté fino alla riforma del 1978, che sancì la chiusura dei manicomi.
Marco Cavallo ha iniziato a girare il mondo il 25 febbraio 1973, quando Franco Basaglia ha fracassato con una panchina di ghisa il cancello dell’Ospedale psichiatrico triestino perché Marco Cavallo era così grande che non riusciva a passare. Da allora sono cominciati i suoi viaggi nei più diversi Paesi, viaggi da cui sono nati spettacoli, poesie, incontri in cui i singoli contributi e le storie drammatiche da cui nascevano si sono fusi in una creatività diffusa che continua a raccontare la storia della liberazione dei matti.
La pittura di Stefania Fersini mette in dubbio il nostro percepito.
Ciò che stiamo guardando è realmente ciò che sembra? Installazioni che riproducono luoghi domestici in un continuo dualismo tra rappresentazione e rappresentato, copia e originale, vero o falso. Finti specchi, puzzle, pareti: sono questi i suoi dipinti che, come scenografie, dialogano con oggetti di scena. In questa occasione, Fersini usa il senso del gusto, per mettere in atto la scenografia di un’Ultima Cena. Una lunga tavola imbandita, tredici posti in cui nessuno è presente. Neanche il cibo (o forse sì). Fersini ci propone un piatto vuoto, per farci riflettere sul contenuto mancante. Ci invita a sederci, a diventare attori di questa scenografia e infine di nutrirci di questo vuoto.
(…) ” J’ai sept ou huit sens. Un d’eux: celui du manque.
Je le touche et le palpe comme on palpe du bois.
Mais ce serait plutôt une grande forêt, de celles-là qu’on ne trouve plus en Europe depuis longtemps.
Et c’est ma vie, ma vie pour le vide.
S’il disparaît, ce vide, je me cherche, je m’affole et c’est encore pis.
Je me suis bâti sur une colonne absente.” (…)
Da Je suis troué di Henry Michaux (1929)
Installazione
L’artista beninese Lionel Yamadjako crea un’installazione “l’Africa ‘berceau’ dell’umanità” che farà parte della performance e sarà mantenuta fino alla fine dell’allestimento. L’azione artistica di Yamadjako sarà ripresa ed elaborata da Simone Marchi in un video suggestivo che sarà visibile per tutti i giorni dell’installazione.