Paola Zecca Metzen
L’artista Paola Zecca Metzen porta la sua evoluzione artistica e pittorica all’interno delle Sale Amorini di Palazzo Martinengo Colleoni.
L’artista Paola Zecca Metzen porta la sua evoluzione artistica e pittorica all’interno delle Sale Amorini di Palazzo Martinengo Colleoni.
Ci sono dei momenti, nella descrizione di un avvenimento, nei quali le parole non bastano. Per quanto esse siano o possano essere adeguate e puntuali, sono le immagini, in particolare le fotografie, a testimoniare e raccontare l’evento. Accade quando la fragilità della natura si manifesta in tutta la sua drammaticità, quando terremoti, alluvioni, mareggiate e fenomeni estremi, uniti all’imperizia dell’uomo, diventano tragedia e ci colpiscono profondamente. L’iconografia del disastro passa attraverso il lavoro dei fotografi, di quei professionisti che per primi si presentano sui luoghi delle sciagure e ne sanno documentare la drammaticità. Con tutti i pericoli che ne conseguono: la loro incolumità ma anche quella dei fruitori delle loro immagini. La capacità di un racconto e di una informazione prive di sciacallaggio umano e di speculazione sulla rappresentazione del dolore, è fondamentale per un corretto riscontro delle calamità: per questo si parla di professionisti.
La mostra Natura fragile ne vuole essere testimonianza attraverso più di 100 fotografie degli autori più importanti della cronaca e del reportage italiani.
Sulla costa orientale della Cina il futuro è già passato e il passato sembra non interessare più a nessuno.
Le persone, e specialmente i giovani, stanno vivendo una realtà molto contraddittoria dove economia in pieno sviluppo, consumismo e tecnologia avanzatissima si scontrano con la presenza incombente di un “Grande Fratello” che tutto vede e registra.
Il mio era, nelle intenzioni, un tentativo di capire e penetrare un modo di essere tanto diverso dal nostro. Ma la comunicazione in quel mondo ha codici diversi. Infatti l’ Occidente è abituato ad urlare opinioni e giudizi, certamente in maniera a volte perversa e distruttiva, ma che comunque riflette una ricerca di libertà e verità. In Cina, invece, il silenzio è assordante. Il pensiero, se è chiamato ad esprimere una presa di posizione su temi sensibili, non si svela. Un “non detto” che sembra essere il risultato di un’ingenua e disarmante impotenza.
La vita nella società frettolosa e distratta delle megalopoli va solo vissuta e consumata, non pensata.
E allora non ho fatto domande, né aspettato risposte. Queste fotografie nascono da incontri casuali in strada, nei bar, in metropolitana e nei centri commerciali di Nanchino, Shanghai e Xiamen. Ma anche nelle vicine montagne dello Huangshan dove, durante i giorni di festa, le persone si riversano a frotte come formiche per ritrovare, forse, nella natura e nel territorio le loro radici, profonde e tortuose come la loro storia.
Cosa si nasconde dietro quegli sguardi spesso reticenti e delicati, come i sentimenti degli orientali, conosciuti per essere per lo più segreti, non posso saperlo, ma spesso è stato possibile creare, anche se in maniera fugace, empatia e condivisione di qualcosa di intimo, mai banale.
Mi accontento. E mi piace pensare di aver cercato, con leggerezza e rispetto, quella sottile linea tra la realtà e la fluttuante percezione che abbiamo di essa. Proprio come in un “Chinese Whisper” (il gioco del telefono senza fili per il mondo anglofono), un sussurro detto piano piano all’orecchio, sentito e poi riportato. Sicuramente vago e imperfetto, ma reale.
In occasione del centenario della nascita di Italo Calvino, Pietro Forti e Liber Vittorio Venturini (gli artisti invitati da Caminòm Project ad esporre) realizzano opere ispirate dalle voci sparse trovate nelle pagine dello scrittore e ad egli dedicate. Possiamo conoscere così, grazie al gesto creativo dei due artisti, nuove città fino ad ora sconosciute: le Città di Carta (Natalie Zangari – curatrice)
Ma.Co.f — Centro della Fotografia Italiana è un luogo di conoscenza, riflessione, ricerca sulla fotografia italiana, sulla sua storia e i suoi protagonisti, sulla sua identità. Uno spazio aperto alla discussione sul linguaggio visivo, sulle tendenze che caratterizzano oggi la fotografia italiana e sulle sue prospettive future.
Ma.Co.f — Centro della Fotografia Italiana è un luogo di conoscenza, riflessione, ricerca sulla fotografia italiana, sulla sua storia e i suoi protagonisti, sulla sua identità. Uno spazio aperto alla discussione sul linguaggio visivo, sulle tendenze che caratterizzano oggi la fotografia italiana e sulle sue prospettive future.