Ma.Co.f
Maurizio Galimberti “Istanti di storia”
La mostra presenta il ciclo completo che si ispira alla storia del Novecento e ai suoi protagonisti: sessanta opere di grande formato costituite da assemblaggi di istantanee fotografiche che ripropongono alcune delle immagini più iconiche degli ultimi decenni, attraverso cui l’artista rilegge la memoria collettiva.
Caterina Rozzini “Marquè”
Ma.Co.f — Centro della Fotografia Italiana è un luogo di conoscenza, riflessione, ricerca sulla fotografia italiana, sulla sua storia e i suoi protagonisti, sulla sua identità. Uno spazio aperto alla discussione sul linguaggio visivo, sulle tendenze che caratterizzano oggi la fotografia italiana e sulle sue prospettive future.
Nicola Sansone “L’Archivio ritrovato”
Nicola Sansone fa parte di quella “schiera romana” di reporter che a partire dagli anni ’50 ha segnato una stagione di grande fermento culturale nell’ambito del fotogiornalismo italiano. Insieme ad altri protagonisti quali Caio Mario Garrubba, Antonio Sansone, Calogero Cascio e Franco Pinna, fondò l’agenzia Realphoto che per molto tempo produsse servizi di notevole valenza per la stampa nazionale ed internazionale. Fotografo colto e socialmente impegnato, Nicola Sansone muore nel 1984 all’età di 63 anni, dopo aver compiuto viaggi in tutto il mondo. Il suo archivio torna alla luce nel 2020, quando Renato Corsini viene a contatto con la figlia di Sansone, Lea, che l’ha custodito per decenni come “il mio tesoro nascosto”, lo organizza e interpreta arrivando a proporre attraverso la realizzazione della mostra e la pubblicazione del relativo catalogo il valore artistico e storico di Nicola Sansone nella sua completezza. Ne sono testimonianze le fotografie scattate, dagli anni ’50 fino alla fine degli anni ’60, in America, in Africa, in Giappone, in Turchia, in Thailandia, in Germania e naturalmente in Italia.
*Prorogata fino al 27 agosto 2023
Natura fragile. Quando le parole non bastano
Ci sono dei momenti, nella descrizione di un avvenimento, nei quali le parole non bastano. Per quanto esse siano o possano essere adeguate e puntuali, sono le immagini, in particolare le fotografie, a testimoniare e raccontare l’evento. Accade quando la fragilità della natura si manifesta in tutta la sua drammaticità, quando terremoti, alluvioni, mareggiate e fenomeni estremi, uniti all’imperizia dell’uomo, diventano tragedia e ci colpiscono profondamente. L’iconografia del disastro passa attraverso il lavoro dei fotografi, di quei professionisti che per primi si presentano sui luoghi delle sciagure e ne sanno documentare la drammaticità. Con tutti i pericoli che ne conseguono: la loro incolumità ma anche quella dei fruitori delle loro immagini. La capacità di un racconto e di una informazione prive di sciacallaggio umano e di speculazione sulla rappresentazione del dolore, è fondamentale per un corretto riscontro delle calamità: per questo si parla di professionisti.
La mostra Natura fragile ne vuole essere testimonianza attraverso più di 100 fotografie degli autori più importanti della cronaca e del reportage italiani.
Mariagrazia Beruffi: Chinese whispers
Sulla costa orientale della Cina il futuro è già passato e il passato sembra non interessare più a nessuno.
Le persone, e specialmente i giovani, stanno vivendo una realtà molto contraddittoria dove economia in pieno sviluppo, consumismo e tecnologia avanzatissima si scontrano con la presenza incombente di un “Grande Fratello” che tutto vede e registra.
Il mio era, nelle intenzioni, un tentativo di capire e penetrare un modo di essere tanto diverso dal nostro. Ma la comunicazione in quel mondo ha codici diversi. Infatti l’ Occidente è abituato ad urlare opinioni e giudizi, certamente in maniera a volte perversa e distruttiva, ma che comunque riflette una ricerca di libertà e verità. In Cina, invece, il silenzio è assordante. Il pensiero, se è chiamato ad esprimere una presa di posizione su temi sensibili, non si svela. Un “non detto” che sembra essere il risultato di un’ingenua e disarmante impotenza.
La vita nella società frettolosa e distratta delle megalopoli va solo vissuta e consumata, non pensata.
E allora non ho fatto domande, né aspettato risposte. Queste fotografie nascono da incontri casuali in strada, nei bar, in metropolitana e nei centri commerciali di Nanchino, Shanghai e Xiamen. Ma anche nelle vicine montagne dello Huangshan dove, durante i giorni di festa, le persone si riversano a frotte come formiche per ritrovare, forse, nella natura e nel territorio le loro radici, profonde e tortuose come la loro storia.
Cosa si nasconde dietro quegli sguardi spesso reticenti e delicati, come i sentimenti degli orientali, conosciuti per essere per lo più segreti, non posso saperlo, ma spesso è stato possibile creare, anche se in maniera fugace, empatia e condivisione di qualcosa di intimo, mai banale.
Mi accontento. E mi piace pensare di aver cercato, con leggerezza e rispetto, quella sottile linea tra la realtà e la fluttuante percezione che abbiamo di essa. Proprio come in un “Chinese Whisper” (il gioco del telefono senza fili per il mondo anglofono), un sussurro detto piano piano all’orecchio, sentito e poi riportato. Sicuramente vago e imperfetto, ma reale.
Gianni Berengo Gardin: Cose mai viste
Ma.Co.f — Centro della Fotografia Italiana è un luogo di conoscenza, riflessione, ricerca sulla fotografia italiana, sulla sua storia e i suoi protagonisti, sulla sua identità. Uno spazio aperto alla discussione sul linguaggio visivo, sulle tendenze che caratterizzano oggi la fotografia italiana e sulle sue prospettive future.
Laura Zanoni: Attraverso lo sguardo
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Valeria Marmaglio: Bodies
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