Mostra
Identità condivise
Mostra di opere realizzate attraverso l’interazione di due mezzi espressivi diversi, quali la fotografia e l’intervento grafico/pittorico.
L’identità è intesa come spazio di costruzione mutevole, tra il punto di vista “oggettivo” dell’obiettivo fotografico e quello assolutamente soggettivo che la persona disabile offre di sé attraverso l’intervento grafico sulla propria immagine. È un lavoro collettivo che ha permesso il dialogo tra educatori di un CSE (Centro Socio Educativo) e ospiti del servizio, tra segni, parole, gesti. L’autore è quindi il Collettivo (NON) ARTISTI. Abbiamo scelto di partire dai loro ritratti fotografici, quindi dall’immagine percettiva più immediata, per poi farla loro interpretare e concludere intervenendo direttamente con colori, pennelli, scritte o quant’altro. Si è trattato di un lavoro fatto di “tentativi” di dare forma a tracce di identità condivise.
MAb Bipersonale ALFI + MITSUYASU
Mostra bipersonale di arte contemporanea che indaga la relazione tra le opere dell’artista bresciano Alessandro Fusari, in arte Alfi e quelle dell’artista giapponese Mitsuyasu Hatakeda. Il filo conduttore della mostra è il contrasto, percepito in ogni aspetto dei rispettivi lavori, inteso come diversità di materiale, imposizione spaziale, cromatismo. Eppure la giustapposizione dei due mondi artistici crea un ambiente armonico dove i vuoti dell’uno vengono riempiti dai colori dell’altro e dove il bi assume forme duplici e inaspettate.
Paola Zecca Metzen
L’artista Paola Zecca Metzen porta la sua evoluzione artistica e pittorica all’interno delle Sale Amorini di Palazzo Martinengo Colleoni.
Natura fragile. Quando le parole non bastano
Ci sono dei momenti, nella descrizione di un avvenimento, nei quali le parole non bastano. Per quanto esse siano o possano essere adeguate e puntuali, sono le immagini, in particolare le fotografie, a testimoniare e raccontare l’evento. Accade quando la fragilità della natura si manifesta in tutta la sua drammaticità, quando terremoti, alluvioni, mareggiate e fenomeni estremi, uniti all’imperizia dell’uomo, diventano tragedia e ci colpiscono profondamente. L’iconografia del disastro passa attraverso il lavoro dei fotografi, di quei professionisti che per primi si presentano sui luoghi delle sciagure e ne sanno documentare la drammaticità. Con tutti i pericoli che ne conseguono: la loro incolumità ma anche quella dei fruitori delle loro immagini. La capacità di un racconto e di una informazione prive di sciacallaggio umano e di speculazione sulla rappresentazione del dolore, è fondamentale per un corretto riscontro delle calamità: per questo si parla di professionisti.
La mostra Natura fragile ne vuole essere testimonianza attraverso più di 100 fotografie degli autori più importanti della cronaca e del reportage italiani.
Mariagrazia Beruffi: Chinese whispers
Sulla costa orientale della Cina il futuro è già passato e il passato sembra non interessare più a nessuno.
Le persone, e specialmente i giovani, stanno vivendo una realtà molto contraddittoria dove economia in pieno sviluppo, consumismo e tecnologia avanzatissima si scontrano con la presenza incombente di un “Grande Fratello” che tutto vede e registra.
Il mio era, nelle intenzioni, un tentativo di capire e penetrare un modo di essere tanto diverso dal nostro. Ma la comunicazione in quel mondo ha codici diversi. Infatti l’ Occidente è abituato ad urlare opinioni e giudizi, certamente in maniera a volte perversa e distruttiva, ma che comunque riflette una ricerca di libertà e verità. In Cina, invece, il silenzio è assordante. Il pensiero, se è chiamato ad esprimere una presa di posizione su temi sensibili, non si svela. Un “non detto” che sembra essere il risultato di un’ingenua e disarmante impotenza.
La vita nella società frettolosa e distratta delle megalopoli va solo vissuta e consumata, non pensata.
E allora non ho fatto domande, né aspettato risposte. Queste fotografie nascono da incontri casuali in strada, nei bar, in metropolitana e nei centri commerciali di Nanchino, Shanghai e Xiamen. Ma anche nelle vicine montagne dello Huangshan dove, durante i giorni di festa, le persone si riversano a frotte come formiche per ritrovare, forse, nella natura e nel territorio le loro radici, profonde e tortuose come la loro storia.
Cosa si nasconde dietro quegli sguardi spesso reticenti e delicati, come i sentimenti degli orientali, conosciuti per essere per lo più segreti, non posso saperlo, ma spesso è stato possibile creare, anche se in maniera fugace, empatia e condivisione di qualcosa di intimo, mai banale.
Mi accontento. E mi piace pensare di aver cercato, con leggerezza e rispetto, quella sottile linea tra la realtà e la fluttuante percezione che abbiamo di essa. Proprio come in un “Chinese Whisper” (il gioco del telefono senza fili per il mondo anglofono), un sussurro detto piano piano all’orecchio, sentito e poi riportato. Sicuramente vago e imperfetto, ma reale.
Città di Carta
In occasione del centenario della nascita di Italo Calvino, Pietro Forti e Liber Vittorio Venturini (gli artisti invitati da Caminòm Project ad esporre) realizzano opere ispirate dalle voci sparse trovate nelle pagine dello scrittore e ad egli dedicate. Possiamo conoscere così, grazie al gesto creativo dei due artisti, nuove città fino ad ora sconosciute: le Città di Carta (Natalie Zangari – curatrice)
Gianni Berengo Gardin: Cose mai viste
Ma.Co.f — Centro della Fotografia Italiana è un luogo di conoscenza, riflessione, ricerca sulla fotografia italiana, sulla sua storia e i suoi protagonisti, sulla sua identità. Uno spazio aperto alla discussione sul linguaggio visivo, sulle tendenze che caratterizzano oggi la fotografia italiana e sulle sue prospettive future.
Laura Zanoni: Attraverso lo sguardo
Ma.Co.f — Centro della Fotografia Italiana è un luogo di conoscenza, riflessione, ricerca sulla fotografia italiana, sulla sua storia e i suoi protagonisti, sulla sua identità. Uno spazio aperto alla discussione sul linguaggio visivo, sulle tendenze che caratterizzano oggi la fotografia italiana e sulle sue prospettive future.
Francesca Volpi: Ucraina cronache di guerra
Mostra di Francesca Volpi. Fotografie dal 2014 al 2022.
La mostra rientra nel palinsesto degli eventi di Bergamo Brescia, Capitale Italiana della Cultura 2023. Ad un anno dallo scoppio della guerra, infatti, le istantanee della fotografa bresciana testimonieranno l’orrore e la tragica quotidianità del conflitto in una rassegna di grande impatto. “Siamo orgogliosi di supportare questa mostra e permettere, attraverso il nostro contributo, di dare la massima visibilità possibile agli scatti di una grande fotografa conterranea. Francesca Volpi, nonostante la sua giovane età, è un’inviata di spiccato talento, capace di cogliere, attraverso il suo occhio e il suo obiettivo, sguardi, sfumature, momenti e condizioni uniche e immortalarle per regalarle agli occhi di tutti e alla memoria futura.” – queste le parole di Angeluccio Prestini, Presidente del Comitato Soci e Cultura della Banca che ha scelto di iniziare il 2023 con questo importante progetto culturale – “Crediamo molto nella potenza della fotografia e nella capacità che ha questa forma d’arte di fermare il tempo raccontando emozioni e momenti unici.”
Le opere coinvolgono un periodo esteso, che va dal 2014 al 2022: 8 anni di duro lavoro per Francesca Volpi che ha trascorso mesi interi in zone pericolose e in condizioni talvolta difficili e disagiate. La mostra presenta tre sezioni dedicate alle proteste del 2014 a Kiev e la successiva annessione della Crimea, alla nascita dei movimenti separatisti nell’est, l’inizio della guerra del Donbas e all’attuale invasione russa, con opere che, riprese nel marzo 2022, rivelano la minaccia per il futuro di un intero Paese.